Learn as if you will live forever, live like you will die tomorrow.

   +1 555 87 89 56   80 Harrison Lane, FL 32547

Dopo la Fed, tassi fermi anche per la Bce, ma il rialzo scatterà a giugno

Costo del danaro invariato al 3,75% nell’area dell’euro: come ampiamente atteso, il Consiglio direttivo della Bce, che oggi si è riunito a Dublino, ha deciso di confermare l’attuale livello dei tassi di interesse, raggiunto ad aprile scorso dopo un rialzo da 25 punti base.

I l tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento resta così al 3,75%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento arginale e quello sui depositi presso la Banca centrale restano, rispettivamente, al 4,75% e al 2,75%. L’attenzione è ora puntata sulla consueta conferenza stampa del presidente della Bce Jean-Claude Trichet, che potrebbe fare intendere una propensione al rialzo nel prossimo mese, qualora utilizzasse l’allocuzione ormai rituale della «forte vigilanza». Due volte all’anno i banchieri centrali europei tengono il loro incontro mensile fuori dalla sede istituzionale di Francoforte, scegliendo a rotazione le capitali degli Stati che aderiscono alla valuta unica europea. Giovedì 10 maggio è stata a volta di Dublino, mentre per Roma il prossimo turno è previsto per aprile 2009.

Eurozona verso il 4%. Per i mesi successivi lo scenario resta comunque aperto, la maggior parte degli analisti – dopo il prevedibile 4% a giugno – ritiene non scontati ulteriori ritocchi, mentre una minoranza si attende un 4,25% entro fine anno. Per Eurolandia le prospettive economiche non fanno che migliorare: la Commissione europea, come il Fondo monetario internazionale, ha appena rivisto in positivo le sue previsioni, stimando una crescita del 2,6% per il Pil dell’area nel 2007, e una sostanziale tenuta nel 2008 (+2,5%). È’ innanzitutto il vigore della crescita a tenere sull’allerta la Banca centrale, la solida attività economica può costituire il presupposto per l’emergere di pressioni inflazionistiche.

I Tassi Usa. La Federal Reserve, mercoledì sera 9 maggio, ha lasciato invariato il costo ufficiale del denaro negli Stati Uniti. La decisione era ampiamente prevista, semmai l’attenzione dei mercati e degli analisti era rivolta ai contenuti del comunicato con cui è stata annunciata. Sotto questo aspetto, la Fed ha peraltro confermato che le preoccupazioni maggiori vanno rivolte all’andamento dell’inflazione, anche se le tensioni sui prezzi sono in ogni caso destinate ad attenuarsi nel tempo. La Fed, guidata da Ben Bernanke (nella foto), ha sottolineato che l’ economia statunitense dovrebbe continuare a espandersi ad un ritmo moderato, pur tenendo conto che nel primo trimestre 2007 si è verificato un rallentamento. Quanto alla situazione difficile del mercato immobiliare, il comunicato afferma che la crisi è in via di rientro. La Federal Reserve ovviamente fa dipendere eventuali cambiamenti nella politica monetaria dai dati macroeconomici che verranno. In ogni caso, alla luce del comunicato odierno, appare difficile ipotizzare in tempi rapidi un abbassamento del costo del denaro.

Bank of England. La Banca d’Inghilterra ha rialzato di un quarto di punto il tasso d’interesse base, portandolo al 5,50%, il massimo da sei anni. La decisione è stata presa per far fronte all’inflazione. La mossa era scontata dagli analisti e non pochi stimano un ulteriore incremento, anche nel mese prossimo, grazie al consolidamentodella crescita e alle tensioni connesse all’inflazione. I prezzi degli immobili il mese scorso sono aumentati dell’1,1% e l’inflazione ha segnato il 3,1% a marzo, molto al di là del target del 2% fissato dalla Banca, ciò che ha costretto il governatore Mervyn King a indirizzare al governo una lettera aperta di spiegazioni. Nel comunicato seguito alla decisione di stamane, la Bank of England ribadisce che i rischi d’inflazione restano tesi amedio termine al rialzo.

Fonte:
Il Sole 24 Ore
P. F.