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America Latina e infrastrutture: quale il ruolo dell’Italia?

L’opinione di Angelo di Stasi, Direttore Generale per le Politiche di Internazionalizzazione del Ministero del Commercio Internazionale. “L’America del Sud appare come una regione ricca di opportunità di business per le imprese intenzionate ad investire capitali”

Il 2006 è stato un anno positivo per il commercio mondiale, con una espansione in termini reali superiore al 9%, il secondo tasso di crescita più alto dal 2000. L’America Latina è cresciuta nettamente sopra i livelli medi (5,5%): oltre all’Argentina, si è avuta una forte accelerazione della crescita in Brasile e le previsioni continuano ad essere positive. Nel periodo 1996-2006 il rapporto tra esportazioni di merci e PIL è aumentato di oltre dieci punti percentuali, riflettendo soprattutto la crescita dell’export verso gli USA ed i paesi emergenti dell’Asia e l’incremento delle esportazioni manifatturiere, con una quota sul commercio mondiale pari al 5,7%.

Nonostante la rapida crescita economica dell’area, dovuta al boom delle esportazioni, tutta l’America Latina soffre di gravi carenze infrastrutturali che affliggono strade, ferrovie, porti, rifornimenti elettrici e di acqua. Per riequilibrare i bilanci pubblici, negli anni Novanta i governi hanno ridotto gli investimenti nel settore dei trasporti, elettricità ed acqua invitando i privati ad intervenire con proprie iniziative.

Come noto, per fronteggiare questa situazione, nell’ottobre del 2000, dodici Paesi sudamericani hanno lanciato una iniziativa multinazionale, multisettoriale e multidisciplinare, denominata IIRSA, con l’obiettivo di sviluppare le infrastrutture di tutta la regione, in un contesto di sosteniblità ambientale. In uno scenario caratterizzato dalla difficoltà di trovare le risorse e di allocarle, in presenza di una seria situazione debitoria, grandi ristrettezze fiscali e bassi livelli di risparmio, i progetti finora condivisi sono 348, per 38 miliardi di dollari; di questi 31, per 6,5 miliardi di dollari, saranno realizzati entro il 2010.

America Latina e Italia
L’America Latina è legata all’Italia da intensi vincoli di carattere storico, culturale ed umano, che rendono la regione vicina al nostro Paese in virtù del comune patrimonio di civiltà e di valori, oltre che per la presenza nella popolazione di forti componenti di origine italiana – basti ricordare che in Brasile la comunità italiana conta 31 milioni di cittadini, di cui 6 milioni solo a San Paolo, ed che il 70% degli imprenditori brasiliani è di origine italiana – che fanno del subcontinente latino-americano l’area geografica a più alto tasso di “italianità” nel mondo.

Nel 2006 il nostro Paese si è collocato al sesto posto come fornitore, con esportazioni per 9,9 miliardi di euro ed una quota del 2,5%, sostanzialmente in ripresa nell’ultimo quinquennio, dopo i picchi del 2000- 2001. Per quel che riguarda le importazioni, l’Italia figura all’ottavo posto, con 9.4 miliardi di euro importati, risultando destinataria del 2% delle esportazioni totali dell’America Latina. Il saldo è positivo per circa 500 milioni di euro, ma è andato restringendosi nell’ultimo decennio a seguito dell’accrescersi delle nostre importazioni dall’area.

Dal punto di vista merceologico, l’Italia esporta soprattutto beni strumentali: oltre la metà dell’export, infatti, è costituito da macchine e apparecchi meccanici e da mezzi di trasporto, in particolare navi e imbarcazioni, motori, parti ed accessori per autoveicoli destinati prevalentemente in Brasile e Argentina. Dal lato degli acquisti, il nostro Paese importa soprattutto metalli di base non ferrosi, prodotti alimentari e bevande, in particolare carni e prodotti dell’agricoltura .

Per quanto riguarda gli IDE, il Brasile risulta essere il secondo Paese di elezione degli investimenti italiani dopo la Cina, con 145 milioni di euro investiti nel 2004 e 209 milioni di euro nel 2005 . Lo stesso trend positivo si registra per gli IDE del Brasile in Italia (31 milioni di euro nel 2004 e 56 milioni di euro nel 2005). L’America latina potrebbe offrire straordinarie opportunità al sistema economico italiano. Si tratta di un mercato di circa 350 milioni di persone, con buone prospettive di sviluppo e di stabilità politica a medio e lungo termine, eccezionalmente recettivo nei confronti del made in Italy per la presenza di estese collettività italiane.

Dallo sviluppo infrastrutturale della regione, l’Italia trarrà certo vantaggio sotto due profili: • partecipando alle grandi opere (con le grandi imprese e le società di ingegneria); • incrementando l’export e le forme di collaborazione industriale (con le PMI che troveranno più appetibile un mercato meglio integrato grazie ad una rete infrastrutturale moderna).

Nel 2006 gli accordi di cooperazione tra i due Paesi sono confluiti in due forum imprenditoriali che hanno propiziato numerosi contatti tra imprenditori e investitori. Nel settembre 2006 a Roma si è tenuta la prima riunione del Consiglio Brasile- Italia di Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria per lo Sviluppo , che si riunirà nuovamente a Brasilia nella seconda metà di quest’anno. In agenda vi è la necessità di collaborare nel settore delle infrastrutture, che rappresenta la sfida del terzo millennio per l’America latina.

Come ha avuto modo di ricordare nel suo recente viaggio in Brasile il Presidente del Consiglio Romano Prodi, vi è la necessità di intensificare la cooperazione economico-commerciale tra l’Italia ed il Brasile, già forte per tradizioni storiche. L’Italia può svolgere un suo ruolo nel cooperare all’integrazione regionale, che appare sempre più come una necessità e sempre meno come una scelta, essendo l’unico modo per cogliere le opportunità che il mondo globale può offrire.

In occasione della visita del nostro Presidente del Consiglio in Brasile, è stato sottoscritto un accordo tra la SACE e il Banco do Brasil, relativo all’apertura di una linea di credito di 100 milioni di dollari a favore dell’acquisto di macchinari italiani da parte delle piccole e medie imprese locali. Attraverso lo sviluppo delle infrastrutture si potrà giungere a creare un unico mercato latinoamericano, che formerebbe con il mercato europeo un’area di libero scambio di 650 milioni di abitanti.

L’America del Sud appare come una regione ricca di opportunità di business per le imprese intenzionate ad investire capitali, con ritorni nel medio periodi e senza i rischi degli anni Novanta. Il portafoglio progetti dell’IIRSA offre opportunità di inserimento per le grandi imprese italiane, nel medio e lungo periodo. Inoltre la costruzione di reti infrastrutturali tra i Paesi della regione valorizzerà l’attrattività dei territori, attirando collaborazioni industriali e intensificazione dell’interscambio, soprattutto a vantaggio delle nostre PMI.

Il Ministero del Commercio Internazionale
L’America latina, ed il Brasile in particolare, sono oggetto di attenzione per il Ministero del Commercio Internazionale: sotto il profilo promozionale – per il quale il Brasile è paese focus (tra i BRIC), e le infrastrutture sono considerate un settore portante sul quale concentrare gli investimenti promozionali nel prossimo triennio – è in programma un’azione speciale di sostegno al Made in Italy che prevede molteplici interventi in vari settori produttivi: dall’agro industria, all’imballaggio, all’elettronica, all’arredo.

Per quanto riguarda invece le agevolazioni finanziarie, l’Amministrazione svolge interventi a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, affidando la gestione finanziaria di questi strumenti alla Simest SpA, la società per le imprese italiane all’estero, istituita con legge 100/1990 nell’ambito delle misure di riordino e razionalizzazione degli strumenti di sostegno pubblico alle imprese per la loro attività all’estero (D.Lvo 143/98). Gli strumenti consistono in contributi agli interessi, e finanziamenti a tasso agevolato per:
 Crediti all’esportazione (dlgs 143/98, capo II)
 Programmi di penetrazione commerciale (l. 394/1981, art.2)
 Finanziamenti a tasso agevolato per la partecipazione a gare internazionali (l.304/1990, art.3)
 Finanziamenti a tasso agevolato per studi di prefattibilità e fattibilità e per programmi di assistenza tecnica (dlgs 143/1998, art.22 comma 5)
 Investimenti in imprese all’estero (l. 100/90 e l. 19/91)
 Fondi di Venture Capital.

Nell’ottica di un incremento della competitività sui mercati internazionali, negli ultimi anni l’Amministrazione ha inteso potenziare l’azione degli strumenti agevolativi aventi la finalità di favorire l’internazionalizzazione “produttiva” delle imprese italiane, attraverso il trasferimento all’estero di fasi o filiere della produzione. Si è così proceduto all’istituzione di fondi a carattere rotativo, i Fondi di venture capital, finalizzati a sostenere gli investimenti delle imprese italiane in aree geografiche ritenute di estrema rilevanza strategica per lo sviluppo del nostro sistema Paese: Balcani, Mediterraneo, Medio Oriente, Africa Sub-Sahariana, Cina, Russia e Paesi Caucasici, ai quali nel 2006 si sono aggiunti i paesi dell’America Latina.

I fondi di venture capital agiscono mediante l’acquisizione di quote di capitale delle società costituite all’estero, che vanno ad aggiungersi a quelle già acquisite dalla Simest. L’intervento consiste nell’acquisizione di quote di capitale di rischio – in imprese costituite o già costituite nelle aree sopra citate – aggiuntive rispetto a quelle acquisite ai sensi delle l. 100/90 e/o 19/91, fino al raggiungimento del 49% del capitale dell’impresa partecipata e senza necessità di alcuna garanzia da parte dell’imprenditore. Pur seguendone gli stessi principi, l’intervento a valere sui fondi di venture capital non richiede alcuna garanzia da parte dell’imprenditore. In base alla legge 100/90, l’intervento della Simest – com’è noto, controllata per il 76% dal Ministero del Commercio Internazionale – consiste nel sottoscrivere fino al 25% del capitale delle società estere partecipate da imprese italiane; per un massimo di 8 anni e nell’agevolare il finanziamento di quote sottoscritte dal partner italiano in società o imprese all’estero.

Nel 2006, il CIPE, con delibera del 22 marzo 2006, ha disposto la destinazione di € 10.000.000, già stanziati per il Fondo Russia e Ucraina, per finanziare operazioni di venture capital nei Paesi dell’America Centrale e dell’America Meridionale. Pertanto, con il DM 27 aprile 2006 è stato istituito il “Fondo Paesi dell’America Centrale e dell’America Meridionale”, con una dotazione di € 10.000.000. Finora, in America Latina, il fondo ha finanziato 7 operazioni in Brasile, Cile, Messico e Grenada, per un valore totale di 6,4 milioni di euro, nei settori del legno/arredamento, turistico alberghiero, edilizia/costruzioni, elettromeccanico e del tessile/abbigliamento.

Fonte:
Italplanet
http://www.italplanet.it/interna.asp?sez=109&info=9252