L’Italia nella Concorrenza Fiscale Internazionale. I Regimi agevolativi per i Nuovi Residenti Fiscali. Nuove opportunità per i Brasiliani in Italia.

 

Premessa

Nel corso della trattativa per il piano europeo post pandemia, denominato Recovery Fund, all’interno delle Istituzioni Europee, la questione Fisco è stata assolutamente centrale.

Nella dialettica politica si sono fronteggiate due posizioni principali, quella dei contrari all’aumento delle spese della Ue e quella dei favorevoli ad una politica espansiva, soprattutto in questa specifica epoca storica.

Dal serrato dibattito è emerso con forza che i Paesi contrari alle spese e in particolare al Recovery Fund sono anche i paesi che adottano una politica aggressiva in campo fiscale.

Il dumping fiscale colpisce i paesi storicamente più avanzati, quelli più industrializzati, ma anche con un’alta spesa pubblica e una coscienza sociale elevata e che hanno, di massima, una logica fiscale contraria alla concorrenza fiscale.

La forte concorrenza fiscale caratterizza, ormai, tutto lo scenario internazionale ed è molto intensa e combattuta e si realizza, concretamente, attraverso il tentativo di attrarre nel proprio Paese Persone e Imprese al fine di aumentare la propria base imponibile e quindi il gettito fiscale.

La concorrenza fiscale si pone anche il proposito di mantenere le Persone e le Imprese nel proprio territorio, malgrado che la logica economica vorrebbe che vi fosse un trasferimento altrove.

L’Italia, ultimamente, ha introdotto due norme di elevato interesse che mirano a richiamare nel territorio dello Stato soggetti con capacità economiche importanti.

Le due norme sono:

-l’art 24 bis del Testo Unico delle Imposte sul Reddito opzione per l’imposta sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia;

- l’art.24 ter del TUIR opzione per l’imposta sostitutiva dei redditi delle persone fisiche titolari di redditi da pensione di fonte estera che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno.

Va detto che, la politica fiscale aggressiva e la pianificazione fiscale internazionale, oggi sono aspetti fondamentali per tutti i sistemi fiscali moderni e nessun Paese si può sottrarre a questa sfida economica.

 

Principi dei sistemi fiscali internazionali e il ruolo delle Convenzioni sulle doppie imposizioni

Gli Stati rivendicano le Imposte in base a due principi base: quello della Residenza Fiscale e quello del Territorio o della Fonte.

In taluni Paesi come l’Italia e come il Brasile e per alcune imposte i due principi possono convivere.

In un sistema impositivo basato sul principio della residenza fiscale, il Fisco include nella base imponibile, di qualsiasi persona fisica e giuridica, ritenuta Residente, tutto il reddito ottenuto nel Paese a cui aggiungerà tutto il reddito proveniente dall’Estero.

In un sistema impositivo basato sul principio della territorialità, il Fisco include nella propria base imponibile il reddito generato nella propria giurisdizione fiscale, senza tener conto della residenza del contribuente.

Pertanto, vi sono due logiche impositive contrapposte, quello della Residenza del soggetto e quello di Territorialità o di maturazione effettiva del Reddito.

Gli Stati moderni improntano i loro sistemi di tassazione normalmente in base al principio della Residenza e quindi tassano tutti i redditi del soggetto in virtù della residenza fiscale.

Tale sistema non è scevro da problematiche concettuali e anche da difficoltà attuative. 

Oggi, che ci troviamo difronte ad una globalizzazione avanzata e con una offerta vastissima di servizi su scala internazionale, la tassazione in base alla territorialità sarebbe di difficile attuazione e probabilmente con un gettito di molto inferiore.

Gli ordinamenti Fiscali non sono però così netti, infatti, le due anime spesso convivono e in alcuni casi anche nella stessa Imposta.

Per tentare di semplificare va detto che i tributi di carattere indiretto e cioè sugli scambi e sul consumo hanno un forte principio di Territorialità mentre i tributi diretti e cioè personali hanno un forte carattere di Residenza fiscale.

Gli Stati, come detto, non sono tutti improntati al principio della Residenza e accade che un reddito possa essere tassato contemporaneamente in due o più Stati in virtù dei due differenti Principi.

La risoluzione di queste controversie si può rinvenire nella Convenzione contro le Doppie Imposizioni vigente tra quei due Paesi.

In mancanza di uno strumento ad hoc, l’OCSE ha elaborato nel tempo un modello di Convenzione per evitare le doppie imposizioni che viene continuamente aggiornato e resta lo strumento base per comporre le eventuali controversie internazionali.

Tra Italia e Brasile esiste Una Convenzione contro le Doppie Imposizioni che è stata firmata in data 3.10.1978 e ratificata in legge in Italia il 29.11.1980, che pur essendo piuttosto datata è una Convenzione speciale che tende a salvaguardare i benefici delle imprese italiane che investano in brasile acquisendo o fondando una società in Brasile e viceversa.

 

La Residenza Fiscale delle persone fisiche.

Lo Stato Italiano stabilisce all’art.2 del TUIR che sono soggetti passivi dell’Imposta sul Reddito le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato.

L’Italia ha assunto il principio della Residenza e quindi tutte le Persone Fisiche che si trovano nello Stato, anche quelle non residenti, sono soggette all’imposizione diretta dello Stato Italiano.

Il concetto risponde al World Wide Taxation e cioè alla visione che vuole assoggettare a tassazione tutti i redditi mondiali percepiti dal soggetto nel Paese di Residenza.

Si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta siano iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o che abbiano nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice Civile.

Per essere non residente e quindi non pagare le imposte sul reddito nello Stato Italiano bisogna avere la iscrizione estera all’AIRE ed averla mantenuta per almeno 183 giorni nel periodo d’imposta che va dal 1 gennaio al 31 dicembre.

In questo caso sarà l’Amministrazione Finanziaria e cioè l’Agenzia delle Entrate e/o la Guardia di Finanza a dover dimostrare la effettiva residenza sul territorio nazionale dell’iscritto all’AIRE.

Per coloro che, invece, spostano la residenza in Paesi con fiscalità privilegiata, vi è di più, infatti, in questo caso vi è la c.d. inversione dell’onere della prova e quindi sarà la persona fisica che, oltre ad essere iscritto all’AIRE, dovrà dimostrare di essere Residente realmente in uno di questi Paesi.

Il Brasile non è un Paese a Fiscalità Privilegiata.

La residenza Fiscale personale e quella dell’imprese e quindi la conseguente esterovestizione sono tematiche centrali rispetto alla Fiscalità Internazionale.

In qualsiasi momento un soggetto residente fiscalmente in Italia che si trova all’estero può comprovare, per qualsiasi necessità che paga le imposte in Italia con una apposita certificazione.

Chiaramente il sistema si presta a possibili evasioni e/o elusioni.

Infatti, a fronte della dichiarazione della propria Residenza all’estera per più di 183 giorni è necessario che tutto questo sia effettivo.

Nel senso che, in considerazione che le imposte sono più alte in Italia ed è più conveniente, normalmente, avere la residenza fiscale in un altro Paese questo comporta una attenzione massima del Fisco italiano sulla effettività della Residenza.

Non è scopo di questo articolo, ma il tema è centrale nella vita economica dei Paesi, in considerazione anche di come oggi sia facile spostarsi da un Paese all’altro e quindi ricercare il luogo dove la tassazione sia più favorevole.

Il livello di tassazione e l’obbligo di partecipare alle spese pubbliche nello Stato dipende anche dal livello di welfare offerto dal Paese.

Se un Paese ha una spesa Pubblica elevata, perché di fatto la sanità è pressoché gratuita e la formazione scolastica lo è più o meno, è chiaro che il livello di tassazione debba essere più alto.

Si può verificare che, cittadini italiani abbiano la residenza fiscale all’estero con iscrizione all’AIRE pagando le imposte all’estero, ma poi per un intervento chirurgico o per far studiare il figlio o per altri motivi usufruiscono dei servizi quasi gratuiti che offre l’Italia.

E questo non solo non è giusto per gli altri residenti fiscali che pagano regolarmente le imposte, ma spesso è anche illegale e potrebbe comportare anche un recupero a tassazione, il soggetto potrebbe essere considerato residente e far scattare un recupero su tutti i suoi redditi.

La Convenzione sulle doppie imposizioni tra Italia e Brasile all’art.4 stabilisce che con l'espressione “residente di uno Stato contraente” si designa ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro criterio di natura analoga. 

Quando una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, il suo caso viene risolto secondo le regole seguenti: 

a) detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un'abitazione permanente. Quando essa dispone di una abitazione permanente in ciascuno degli Stati contraenti, è considerata residente dello Stato contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali); 

b) se non si può determinare lo Stato contraente nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o se la medesima non ha una abitazione permanente in alcuno degli Stati contraenti, essa è considerata residente dello Stato contraente in cui soggiorna abitualmente; 

c) se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati contraenti ovvero non soggiorna abitualmente in alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato contraente del quale ha la nazionalità; 

d) se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati contraenti, o se non ha la nazionalità di alcuno di essi, le autorità competenti degli Stati contraenti risolvono la questione di comune accordo. 

Quando una persona diversa da una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, si ritiene che essa è residente dello Stato contraente in cui si trova la sede della sua direzione effettiva. 

La Residenza Fiscale è quindi un aspetto focale anche per le attività di investigazione e per tutti i rapporti bilaterali fiscali, anche tra Italia e Brasile.

 

La Concorrenza Fiscale Internazionale il cd Dumping Fiscale e l’esterovestizione

Ci sono molti Paesi che adottano delle politiche di Fiscalità molto aggressive favorendo la presenza di persone fisiche e giuridiche nel proprio territorio per ampliare la propria base imponibile e quindi raccogliere un maggior gettito d’imposte.

Ovviamente, il differenziale offerto da determinati Stati appare assolutamente appetibile e spinge molte Persone e molte Imprese a spostare la propria Residenza e quindi il luogo di pagamento delle proprie Imposte.

Lo spostamento verso il Paese con migliori aliquote per il contribuente deve però essere effettivo.

In tal senso esiste una patologia diffusa, soprattutto in Italia, a causa anche delle aliquote d’imposta elevate, che consiste nel trasferire solo fittiziamente la propria residenza fiscale in qualità di persona fisica e/o la sede della propria impresa.

L’articolo 5 della Convenzione sulle doppie imposizioni per stabile organizzazione intende una sede fissa di affari in cui l'impresa esercita in tutto o in parte la sua attività. 

L'espressione “stabile organizzazione” comprende in particolare: 

a) una sede di direzione; b) una succursale; c) un ufficio; d) una officina; e) un laboratorio; f) una miniera, una cava o altro luogo di estrazione di risorse naturali; g) un cantiere di costruzione o di montaggio la cui durata oltrepassa i sei mesi. 

3. Non si considera che vi sia un “stabile organizzazione” se: 

a) si fa uso di una installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di merci appartenenti all'impresa; 

b) le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinate ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna; 

c) le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinate ai soli fini della trasformazione da parte di un'altra impresa; 

d) una sede fissa di affari è utilizzata ai soli fini di acquistare merci o di raccogliere informazioni per l'impresa; 

e) una sede fissa di affari è utilizzata, per l'impresa, ai soli fini di pubblicità, di fornire informazioni, di ricerche scientifiche o di attività analoghe che abbiano carattere preparatorio o ausiliario. 

Una persona che agisce in uno Stato contraente per conto di un'impresa dell'altro Stato contraente - diversa da un agente che goda di uno status indipendente è considerata “stabile organizzazione” nel primo Stato se dispone nello Stato stesso di poteri che esercita abitualmente e che le permettano di concludere contratti a nome dell'impresa, salvo il caso in cui l'attività di detta persona sia limitata all'acquisto di merci per l'impresa. Tuttavia, si ritiene che una compagnia di assicurazioni di uno Stato contraente ha una stabile organizzazione nell'altro Stato contraente se essa riscuote premi o assicura rischi in quest'altro Stato. 

Non si considera che un'impresa di uno Stato contraente ha una stabile organizzazione nell'altro Stato contraente per il solo fatto che essa vi esercita la propria attività per mezzo di un mediatore, di un commissionario generale o di ogni altro intermediario che goda di uno status indipendente, a condizione che dette persone agiscano nell'ambito della loro ordinaria attività. 

Il fatto che una società residente di uno Stato contraente controlli o sia controllata da una società residente dell'altro Stato contraente ovvero svolga la sua attività in quest'altro Stato (sia per mezzo di un stabile organizzazione oppure no) non costituisce di per sé motivo sufficiente per far considerare una qualsiasi delle dette società una stabile organizzazione dell'altra. 

Lo spostamento fittizio della sede dell’Impresa per pagare imposte più basse viene chiamata in Italia Esterovestizione, la falsa residenza fiscale estera della persona fisica e la esterovestizione della società in molte occasioni sono fenomeni associati tra loro.

L’esterovestizione si sostanzia nella fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, in particolare in un Paese con un trattamento fiscale più vantaggioso di quello nazionale al fine di sottrarsi al più gravoso regime nazionale.

In tali circostanze, si instaura un meccanismo fiscale che riconduce le società nel Paese italiano con il pagamento delle imposte previste ed eventuali sanzioni, mentre le imposte pagate nell’altro Paese verranno dedotte dal computo complessivo.

 

Convenzione sulle Doppie Imposizioni Italia Brasile

La Convenzione sulle Doppie Imposizioni tra Italia e Brasile è piuttosto favorevole per le società italiane che acquistano o costituiscono una società in Brasile.

La Convenzione Italia Brasile contro le doppie imposizioni, firmata in data 03.10.1978 e ratificata in legge in data 29.11.1980, appare un’assoluta opportunità per le imprese italiane che investono e/o che aprono una impresa collegata in Brasile e mantengono almeno il 25% del Capitale.

La possibilità di fruire del credito d’imposta in Italia, delle imposte pagate in Brasile, così come definito dall’art.23 (metodo per evitare le doppie imposizioni) è indubbiamente un elemento decisivo per le imprese.

Specificatamente l’art.23 stabilisce che, se un residente del Brasile ricava redditi che sono imponibili in Italia, il Brasile accorda sull'imposta gravante i redditi di detta persona una deduzione pari all'ammontare dell'imposta pagata in Italia. La deduzione non può, tuttavia, eccedere la quota d'imposta sul reddito, calcolata prima della deduzione, attribuibile ai redditi imponibili in Italia. Ai fini della predetta deduzione, l'imposta italiana è sempre da considerarsi pagata con l'aliquota del 25 per cento dell'ammontare lordo dei dividendi pagati ad un residente del Brasile. 

Se un residente dell'Italia possiede elementi di reddito provenienti dal Brasile, l'Italia, nel calcolare le proprie imposte sul reddito, può includere nella base imponibile di tali imposte detti elementi di reddito. In tal caso, l'Italia deve dedurre dalle imposte così calcolate l'imposta sui redditi pagata in Brasile, ma l'ammontare della deduzione non può eccedere la quota di imposta italiana attribuibile ai predetti elementi di reddito nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Nessuna deduzione sarà, invece, accordata ove l'elemento di reddito venga assoggettato in Italia ad imposizione mediante ritenuta a titolo di imposta su richiesta del beneficiario di detto reddito. 

Se una società residente dell'Italia detiene almeno il 25 per cento del capitale di una società residente del Brasile, l'Italia esenta da imposta i dividendi ricevuti dalla società residente dell'Italia e che provengono dalla società residente del Brasile. 

Ai fini della deduzione l'imposta brasiliana è sempre da considerarsi pagata con l'aliquota del 25 per cento dell'ammontare lordo: 

a) dei dividendi; 

b) degli interessi. 

Il valore delle azioni emesse da una società di uno Stato contraente il cui capitale è, in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, posseduto o controllato da uno o più residenti dell'altro Stato contraente, non è soggetto in detto ultimo Stato all'imposta sul reddito. 

Medesime regole si applicano ai fini della determinazione degli utili di una stabile organizzazione che un residente di uno Stato contraente ha nell'altro Stato contraente.

Il rapporto privilegiato con il Brasile, che emerge dalla Convenzione, è il frutto anche della colleganza storica con il Paese Sudamericano, suggellata dal vincolo di sangue che ci lega a questo grande Paese.

In effetti, gli Italo discendenti in Brasile sono stimati in almeno 32 milioni di persone, tale aspetto condiziona in maniera fortemente positiva tutti i legami anche commerciali con l’Italia, i prodotti italiani sono richiestissimi e in alcuni settori sono considerati assolutamente imprescindibili e spesso leader di mercato.

La fiscalità brasiliana in generale, piuttosto sbilanciata verso il prelievo all’importazione, è di fatto, più favorevole di quella nazionale, non solo, anche il regime dei dividendi esenti, per le imprese che detengono almeno il 25%, attrae gli investimenti dall’Italia.

In tal senso, è assolutamente interessante ed economicamente vantaggioso, per le imprese italiane, investire e/o aprire succursali o imprese collegate in Brasile.

A questi aspetti di carattere generale si deve aggiungere un ulteriore elemento di incoraggiamento all’investimento in Brasile, che deriva dalle dichiarazioni del Presidente del Brasile, Jair BOLSONARO e dal suo governo che rappresentano, ad ogni occasione, di voler favorire gli investimenti dall’estero e in particolare dall’Italia.

E l’Italia risponde, e in verità ha sempre risposto, quì il nostro Paese è presentissimo con imprese di tutti i tipi e in ogni settore, aziende che spesso vincono appalti e conquistano sempre più larghe fette di mercato.

 

I redditi di provenienza estera la difficoltà di accertamento del Fisco

Ai fini della presente trattazione, assume particolare rilevanza la definizione di redditi di provenienza estera.

Sono di provenienza estera quei redditi che derivano da attività svolte all’estero e che non hanno un riverbero immediato e visibile nel nostro Paese.

Tali tipi di redditi una volta assolutamente trascurabili sono divenuti sempre più rilevanti e sono, come abbiamo detto, tassabili nel paese di residenza.

E’ chiaro che sono redditi più visibili e accertabili nel Paese dove vengono percepiti.

La globalizzazione, la società digitale e una sempre maggiore gamma di servizi, che sono del tutto internazionali, hanno aumentato in maniera esponenziale la massa di denaro che si muove tra i Paesi.

Per definizione i redditi esteri sono difficili da verificare e quindi da imputare correttamente nel paese di residenza del percettore.

Oggi, grazie al radicale miglioramento dei rapporti internazionale e in virtù di Convenzioni Internazionali e Multilaterali sempre più stringenti, il reddito estero, percepito da un contribuente, è riscontrabile con qualche facilità in più.

Lo scambio di informazioni tra le agenzie fiscali appare un elemento imprescindibile della lotta alla evasione fiscale e alla elusione fiscale, soprattutto per quanto riguarda i redditi percepiti all’estero.

L’art.26 della Convenzione sulle doppie imposizioni stabilisce che le autorità competenti, per l’Italia Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, si scambieranno le informazioni necessarie per applicare la Convenzione.

Le informazioni così scambiate saranno tenute segrete e non potranno essere comunicate a persone o autorità comprese quelle giudiziarie diverse da quelle interessate all'accertamento o alla riscossione delle imposte, nonché alle decisioni di ricorsi o di procedimenti penali relativi a dette imposte. 

Lo scambio di informazioni non possono in nessun caso essere interpretate nel senso di imporre ad uno degli Stati contraenti l'obbligo: 

a) di adottare provvedimenti amministrativi in deroga alla propria legislazione o alla propria prassi amministrativa o a quelle dell'altro contraente; 

b) di fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base alla propria legislazione o nel quadro della propria normale prassi amministrativa o di quella dell'altro Stato contraente; 

c) di trasmettere informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale, industriale, professionale o un processo commerciale oppure informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all'ordine pubblico

Lo scambio di informazioni tra Italia e Brasile, che appare sempre più fitto, è previsto anche da altre norme multilaterali, come il cd. Common Reporting Standard.

Il CRS, firmato nel corso del G20 e su schema dell’OCSE, prevede che gli aderenti, tra cui Italia e Brasile, si scambino i dati dei soggetti residenti nell’altro Stato, che siano in possesso di un conto corrente bancario o di altri rapporti finanziari.

In questo modo, tutti coloro che si dichiarino residenti fiscalmente in Italia e hanno un conto corrente in Brasile saranno inseriti in una lista che il Brasile manderà all’Italia e viceversa.

Siamo difronte ad uno scambio automatico di informazione sui conti finanziari a livello globale il cui scopo è combattere l’evasione e l’elusione fiscale.

Indubbiamente, però, resta una difficoltà di massima da parte del Fisco di stabilire i redditi che provengono dall’estero.

La concorrenza Fiscale Mondiale negli ultimi tempi si è fatta sempre più serrata e l’offerta di un Fisco più conveniente ha fatto scattare la corsa all’acquisizione della residenza fiscale nel Paese più favorevole.

La norma italiana che agevola i residenti all’estero che prendono la residenza italiana, interpreta questa difficoltà e concede il beneficio di pagare solo una quota a titolo forfettario.

 

L’opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia

La concorrenza Fiscale, come più volte accennato, è divenuta sempre più agguerrita e di recente anche l’Italia ha inserito una specifica norma, l’art 24 bis del TUIR.

Il regime agevolativo è molto interessante per le persone fisiche che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia e che optino per l’assoggettamento ad una imposta sostitutiva dei redditi prodotti all’estero a condizione che non siano stati fiscalmente residenti in Italia negli ultimi nove periodi d’imposta.

L’imposta sostitutiva non si applica ai redditi provenienti da plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate realizzate nei primi 5 anni, che rimangono assoggettate al regime ordinario.

Per effetto dell’esercizio dell’opzione e per i redditi prodotti all’estero è dovuta un’imposta forfettaria di 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta.

Per ogni familiare aggiunto è dovuto un importo ridotto di 25000 per ciascun periodo d’imposta.

L’imposta è dovuta dopo aver ottenuto risposta favorevole a specifica istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate.

Per interpello si intende una richiesta scritta all’Agenzia delle Entrate dove vengono indicati gli elementi specifici in materia economica e fiscale dell’aderente.

La norma, oltre ad attirare nuovi residenti fiscali, intende risolvere il problema del difficile accertamento dei redditi provenienti da altri paesi e percepiti da cittadini stranieri.

L’imposta sostitutiva viene denominata comunemente forfettaria e rappresenta per il nostro Paese un salto in avanti epocale.

Il regime forfettario vale solo per i redditi che provengono dall’estero, mentre i redditi che provengono dall’Italia sono assoggettati normalmente alle imposte nazionali.

Va detto che l’innovazione legislativa in argomento è nel segno di aumentare i residenti fiscali tra i soggetti che hanno redditi molto importanti e soprattutto di provenienza extra Italia, e incoraggia anche i Brasiliani che intendono prendere la residenza fiscale e/o che in certo senso, magari dopo qualche generazione, intendano tornare in Italia.

La norma è entrata in vigore nel 2017 ma ha dato i suoi primi effetti nell’anno d’imposta 2018 con 99 beneficiari del regime opzionale in argomento.

Nell’ultimo anno d’imposta 2019 le persone che hanno optato per l’opzione della tassa fissa a 100.000 euro sono stati 421,  per un gettito del Fisco italiano di 42,1 mln di euro, senza contare anche i familiari di cui non è stato indicato il numero.

Chiaramente non sono divulgabili i nomi dei beneficiari del regime agevolato.

Si tratta dei cd nuovi ricchi provenienti da tutto il mondo tra cui anche il Brasile, ci sono poi anche degli italiani di ritorno che possono beneficiare del regime dopo 9 anni trascorsi con una residenza fiscale all’estero.

La durata del regime non può superare i 15 anni.

La norma in Italia è stata anche denominata, norma Ronaldo in quanto sembra che sia stato uno dei motivi del trasferimento del calciatore in Italia.

La norma, in effetti, potrebbe essere stata molto interessante per Ronaldo che ha molti redditi provenienti dall’estero come contratti di pubblicità e di sfruttamento di diritti di immagine, mentre i redditi dal Club italiano sono interamente colpiti dalla tassazione italiana.

Nel contesto va detto che vi è un'altra norma molto vantaggiosa che è contenuta nel cd decreto Crescita che consente la detassazione del 50% applicabile per 5 anni e potrebbe essere utilizzata in casi analoghi.

 

Opzione per l’imposta sostitutiva dei redditi delle persone fisiche titolari di redditi da pensione di fonte estera che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno.

Nel solco della norma indicata nel precedente paragrafo il legislatore nazionale ha inserito, a far data dal 1 Gennaio del 2019, l’art.24 ter del Tuir.

L’articolo prevede una imposta sostitutiva per le persone fisiche titolari di pensione proveniente dall’estero, che trasferiscono in Italia la propria residenza nei comuni della Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia con meno di 20000 o in uno dei comuni con non più di 3000 abitanti compresi nelle zone terremotate, e fuori dai casi di cui all’art 24 bis del TUIR, che optano per una imposta sostitutiva del 7% dei redditi da fonte estera e comunque percepiti all’estero.

Le persone che optano per il regime sono assoggettati anche per gli altri redditi provenienti dall’estero ad una aliquota del 7% per un massimo di dieci anni.

Il legislatore ha previsto che le risorse provenienti dall’imposta sostitutiva in argomento siano interamente destinate ai poli universitari tecnico scientifici del Sud Italia per assegni di ricerca e progetti innovativi.

Si tratta di un regime fiscale agevolato per cui può optare chi non sia stato residente fiscalmente in Italia negli ultimi 5 anni.

Altra condizione fondamentale è che tra il Paese di provenienza dell’aderente e l’Italia vi sia una Convenzione contro le doppie imposizioni o altro tipo di trattato bilaterale ad hoc.

Tra Italia e Brasile come più volte menzionato esiste una Convenzione vigente.

Le persone fisiche che optano devono indicare l’ultima e o le ultime giurisdizioni dove hanno avuto residenza, affinché l’Agenzia delle Entrate possa entrare in contatto con le Amministrazioni di quei Paesi.

L’opzione vale per i nove periodi d’imposta successivi.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare nr 21 del 17 luglio 2020 ha fornito una serie di chiarimenti utili per la migliore applicazione della norma.

La Convenzione sulle doppie imposizioni tratta specificatamente il tema delle Pensioni all’art.18 e stabilisce che le pensioni e le altre remunerazioni analoghe non eccedenti nell'anno solare una somma pari a 5.000 dollari statunitensi, gli assegni alimentari non eccedenti nell'anno solare una somma pari a 5.000 dollari statunitensi, nonché le annualità provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell'altro Stato contraente sono imponibili soltanto in detto altro Stato. L'ammontare delle pensioni o degli assegni alimentari che eccede i suddetti limiti è imponibile in entrambi gli Stati contraenti.   

a) l'espressione “pensioni ed altre remunerazioni analoghe” designa i pagamenti periodici corrisposti successivamente al collocamento a riposo in relazione ad un cessato impiego o come risarcimento di danni subiti in relazione ad un cessato impiego; 

b) il termine “annualità” designa le somme fisse pagate periodicamente vita natural durante, oppure per un periodo di tempo determinato o determinabile in dipendenza di un obbligo contratto di effettuare tali pagamenti contro un adeguato e pieno corrispettivo in denaro o in beni valutabili in denaro (diversi dai servizi resi).

Chiaramente l’articolo 18 della Convenzione non appare allineato alla norma recentissima dell’art.23 ter del TUIR e non potrebbe essere diversamente visto i quattro decenni di differenza tra le due norme.

Potrebbe essere l’occasione anche per rivedere legislativamente l’art.18 della Convenzione che appare assai limitativo per gli italiani con pensione italiana che si stabiliscono in Brasile e anche viceversa e rischia di rendere l’articolo 23 ter del TUIR molto meno appetibile per i Brasiliani che vogliano avvalersi del regime agevolato.

La revisione normativa della Convenzione potrebbe rivedere soltanto il limite di 5000 dollari previsto dall’articolo 18 della Convenzione, che nel 1978 poteva essere rilevante e che oggi appare come una cifra piuttosto bassa a cui fare riferimento.

In definitiva, si deve affermare che l’Italia, con le due norme in argomento, ha fatto un grande sforzo anche psicologico verso una concorrenza fiscale internazionale che renda il nostro magnifico Paese ancora più attraente.

Va detto che, per le relazioni tra Italia e il Brasile i due regimi di vantaggio potrebbero spingere molti Brasiliani a trasferirsi o a decidere, magari dopo qualche generazione, di ritornare in Italia.